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Il passaggio da semplice fumetto a fenomeno di costume risale forse sempre al 1967, quando nelle sale italiane uscì il film Diabolik, con John Philip Law nel ruolo del "Re del Terrore", Marisa Mell in quello di Eva Kant e il francese Michel Piccoli nella parte di Ginko.
La pellicola diretta da Mario Bava non fu certo uno dei successi dell'epoca, ma nel corso degli anni divenne un piccolo cult anche negli Stati Uniti, dove fu ribattezzata "Danger: Diabolik" e contribuì a creare l'immagine del cinema italiano di genere, al pari degli spaghetti-western e dei primi film di Dario Argento.
Il direttore editoriale, Mario Gomboli; della casa editrice Astorina, fa notare come al secondo Diabolik Fest di Pordenone, "è quantomeno probabile che film come Mission: Impossible, dove si fa un così largo uso del trucco delle maschere, traggano ispirazione proprio dalle avventure create dalle sorelle Giussani".
Così sull'onda del successo di Diabolik e dell'allora innovativo (perlomeno nel nostro paese) formato pocket,
si aprì uno dei periodi più affascinanti del fumetto italiano: l'epoca del "nero". Nello stesso periodo le nostre edicole si riempirono oltre alle due collane dedicate ai celebberimi Satanik e Kriminal, ideati da Magnus e Bunker, di strani figuri (e figure) dai nomi fantosiosi come Zakimort, Sadik, Jnfernal, Fantax, Makabar, Spettrus e Demoniak, i quali tavolta erano talmente simili a Diabolik da poter essere considerati dei veri e propri plagi.
La mancanza di veri riferimenti penalizzò tuttavia questi emuli in brevissimo tempo: mentre, per esempio Satanik traeva spunti dai libri dai libri di Edgar Allan Poe e H.P. Lovercraft e Daibolik era stato ispirato alle sorelle Giussani dalla letture dei romanzi di Fantomas scritti da Pierre Souvestre e Marcel Allain, gli altri nascevano solo dall'imitazione.

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